Sikhismo

CHE COS’E’ IL SIKHISMO?

Il termine Sikh significa “allievo”. Sikh è colui che crede in un unico Dio e negli insegnamenti dei Dieci Guru (maestro), raccolti nel Guru Granth Sahib, la Sacra Scrittura dei Sikh. In più deve anche effettuare un Battesimo, chiamato Amrit.

BREVE STORIA DEL SIKHISMO

La religione Sikh è stata fondata da Guru Nanak, nato nel 1469 nel villaggio Talwandi oggi conosciuto col nome di Nankana Sahib, nella provincia del Lahore, ora nel Pakistan. Fin dall’infanzia la sua mente acuta si è sempre rifiutata di accettare tutti i riti senza fondamento, le superstizioni e i dogmi che a quel tempo venivano spacciati per religione.

Guru Nanak, e i Nove Guru che gli sono succeduti, hanno dato un magnifico esempio di spiritualità viva, pur tuttavia prendendo parte nelle attività del mondo secolare.

Il decimo ed ultimo GuruGuru Gobind Singh (1666-1708) inizializzò i Sikh alla cerimonia del Battesimo nel 1699 dando così loro un’identità distinta. I primi cinque Sikh battezzati vennero chiamati Panj Pyare (i cinque beniamini). Costoro, a loro volta,  battezzarono il Guru stesso a sua richiesta – un avvenimento fino ad allora inedito nella storia. Poco prima di lasciare la vita terrena, il Guru ordinò ai suoi discepoli di considerare il Guru Granth Sahib, la Sacra Scrittura, come la suprema autorità spirituale ed investì il Panth Khalsa (la Comunità Sikh) dell’autorità temporale. Il Guru Granth Sahib fu composto e curato dal quinto GuruGuru Arjun, nel 1604. Questa è l’unica sacra scrittura al mondo che sia stata compilata dai fondatori di una fede, durante la loro vita. Guru Arjun ha anche edificato il Gurdwara Harminder Sahib, molto famoso nel mondo, conosciuto come il Tempio D’Oro di Amritsar nel distretto del Punjab [India], che è il centro del Sikhismo.

Durante il XVII secolo, i Sikh furono soggetti a varie persecuzioni e soppressioni da parte delle autorità del tempo, che furono motivate come reazione al fanatismo di codesta religione. I Sikhdovettero fare enormi, supremi, sacrifici per proteggere e preservare la loro fede ed anche la propria identità separata. L’Impero Moghul era sull’orlo della disintegrazione; gli Afghani avevano cominciato ad invadere il paese sotto Ahmed Shah Abdali. I Sikh approfittarono di questa opportunità per stabilire il loro regno, che venne infine realizzato sotto il Maharja (ReRanjit Singh(1780 – 1839). L’Impero Sikh durò mezzo secolo e fu conquistato dagli inglesi nel 1849.

Durante la lotta per la liberazione dell’India, un gran numero di Sikh ha baciato il nodo scorsoio della forca, ha affrontato con coraggio ogni sorta di brutalità ed anche le pallottole, ed ha sofferto lunghi periodi di prigionia per liberare il paese. Benché i Sikh costituiscano appena l’1,8 per cento della popolazione indiana hanno costituito il 93 per cento dei sacrifici per la liberazione dell’India.

RELIGIONE E FILOSOFIA

La religione Sikh è strettamente monoteistica, poiché crede in un solo Dio Supremo. Egli è Assoluto ma anche omni-prevedente, è l’Eterno, il Creatore, la Causa delle cause, senza inimicizia, senza odio, immanente alla sua creazione e contemporaneamente al di là di essa. Non è più solo il Dio di una nazione, ma il Dio della Grazia. Ammesso tutto questo, Egli creò l’uomo non per punirlo dei suoi peccati, ma per la realizzazione del suo obiettivo nel cosmo, e per riemergerlo di nuovo da dov’è venuto.

“Oh mio spirito, tu sei l’incarnazione della Luce: conosci la tua essenza” (Guru Nanak Dev)

“Oh mio spirito, il Signore è sempre con te, tramite la parola del Guru, godete il Suo amore, conoscendo la tua essenza, tu conosci il tuo Signore e così conosci il mistero della nascita e della morte” (Guru Granth Sahib, p.441)

Il postulato fondamentale del Sikhismo è che la vita non è peccato all’origine, ma, siccome è stata emanata da una pura Sorgente, la vera Unità risiede in essa.

Non solo l’intera filosofia Sikh, ma il suo intero carattere e la sua storia derivano da questo principio.

Sikh non riconoscono il sistema delle caste, e neppure credono nel culto degli idoli, nei riti e nelle superstizioni. Dei e Dee sono considerate “non-entità”.

Questa religione consiste nel vivere pratico, nel servire l’umanità e nel generare tolleranza e amore fraterno verso tutti. I Guru Sikh non appoggiano il ritiro dal mondo come mezzo per raggiungere la salvezza, che può essere ottenuta da chiunque si guadagni onestamente il pane e conduca una vita normale.

“Solamente conosce il Cammino, oh Nanak, colui che guadagna il suo con il sudore della fronte e poi lo condivide con gli altri” (Guru Granth Sahib, p.1245)

Guru Nanak ha aperto nuove speranze per la gente oppressa dando loro la possibilità di entrare nella sua fraternità come uguali. Egli è il creatore dell’Uomo Nuovo, nel Mondo Nuovo, sostenuto da una nuova moralità.

Ricchezza e possesso personale non sono ostacolo per vivere all’altezza degli ideali spiritualiIl Sikhismo non crede nella massima – è più facile per un cammello passare per la cruna di un ago che per un ricco entrare nel regno di Dio. Il motto Sikh è invece il seguente:

“Coloro che sono in armonia col Signore, attraverso la Grazia del Guru, arrivano a Lui anche nel bel mezzo della ricchezza” (Guru Granth Sahib, p.921)

Il Sikhismo non accetta l’ideologia del pessimismo. Appoggia piuttosto ottimismo e speranza. La massima – non resistere al male, se qualcuno ti percuote sulla guancia destra, porgigli anche l’altra – non trova posto nel modo di vivere Sikh. Al contrario esso ingiunge ai suoi seguaci:

“Quando un affare è al di là di ogni altro rimedio, è giusto invero sfoderare la spada” (Guru Gobind Singh)

PERSONALITA’ CARATTERISTICA

Un Sikh ha una sua personalità caratteristica, distintiva. Quello che in vero lo distingue dagli altri è rappresentato da cinque simboli, popolarmente conosciuti come i cinque K, perché la prima lettera dell’alfabeto di ogni parola indicante questi simboli è appunto K. I simboli sono i seguenti:

  • Kesh (capelli lunghi, da non tagliare più),
  • Kanga (un piccolo pettine di legno),
  • Kara (un braccialetto di ferro),
  • Kachera (un particolare tipo di sottoveste, biancheria intima)
  • Kirpan (un pugnale).

La gente che indossa un’uniforme e che è dotata di un aspetto disciplinato, è maggiormente atta ad ottenere unità di propositi e ad acquisire un senso reale di fratellanza piuttosto che coloro che non si sono imposti uno standard particolare. Un Sikh senza questi simboli non è nessuno.

Coloro che si tagliano i capelli o spuntano la barba commettono un’infrazione alle Regole Cardinalidell’Ordine e sono considerati “apostati”.

BATTESIMO SIKH

L’Amrit (il battesimo Sikh) è un dovere per ogni Sikh. Non è fissata nessuna età massima o minima per essere battezzati. Un Sikh si impegna a mantenere i principi della sua fede e a seguire il Codice di Condotta prescritto dai Guru.

Ogni persona, uomo o donna che sia, di qualsiasi nazionalità, etnie o stato sociale, che aderisca ai principi della Fede, ha il diritto di ricevere il battesimo e di entrare nella Comunità Sikh: il Khalsa Panth.

CODICE DI CONDOTTA SIKH

Il codice di condotta Sikh è conosciuto come ‘‘Sikh Rehat Maryada’’ ed è basato sugli insegnamenti  del Guru Granth Sahib e sulle tradizioni  e convezioni Sikh. Queste regole intendono dare indicazioni per eseguire le cerimonie religiose e per rinforzare  la disciplina della Fede in maniera uniforme in tutto il mondo. Nessun individuo o nessuna organizzazione, per quanto importante possa essere, ha il diritto di emendare queste regole o di forgiarne di nuove. Tale potere appartiene al Panth, cioè alla Comunità tutta intera, che agisce attraverso i suoi Cinque Beniamini(Panj Pyare). Qualsiasi regola che cerchi di sopraffare gli insegnamenti di base della Fede è “ultra vires”, al di là degli uomini.

Sono proibiti ogni tipo di intossicamenti, come alcol, tabacco e derivati, spuntarsi i Kesh e mangiare qualsiasi tipo di carne. L’adulterio è considerato peccato; un Sikh deve considerare la moglie di un altro uomo alla stregua di sorella o madre, e la figlia di un altro come sua. La stessa regola è applicata anche alle donne.

LA DONNA NELLA SOCIETA’ SIKH

La donna è considerata una parte significativa della comunità Sikh. Riceve il più grande rispetto e considerazione per il suo ruolo nella famiglia e nella società. La

nascita di una figlia non è considerata di cattivo augurio, e neppure esiste l’usanza della “sati” – immolazione della vedova sulla pira del defunto marito. Invece la vedova ha il diritto di risposarsi se lo desidera.

Si considera che la donna abbia la stessa anima dell’uomo e quindi che abbia gli stessi diritti ad una crescita spirituale, di partecipare alle congregazioni religiose e di recitare gli inni sacri nei templi Sikh. Può anche essere scelta per partecipare a tutte le funzioni religiose, incluso il battesimo, e perfino celebrarle.

La dote e il divorzio non sono permessi.  Indossare vesti che espongono il corpo e che fanno nascere cattivi pensieri è considerato disdicevole e perfino disonorevole.

CERIMONIE DEI SIKH

Le cerimonie più importanti per i Sikh sono quelle associate alla nascita, col dare il nome al bambino, l’Amrit (battesimo), Anand Karj (matrimonio) e i riti per i defunti (funerali).

Non ci sono rituali specifici per queste cerimonie; il loro unico aspetto è la recitazione dei Shabad(inni sacri) dal Guru Granth Sahib.

Presso i Sikhs i morti vengono cremati e le loro ceneri sono gettate nel canale o nel fiume più vicini. Nessuna santità è attribuita a fiumi particolari ed è inoltre proibito erigere monumenti sui resti di un morto.

Tutte queste cerimonie, qualunque sia il loro scopo immediato, hanno un unico obiettivo comune, cioè di ricordare la relazione di ciascuno con Dio. Esse sono concepite come mezzi verso un fine determinato, cioè l’unione dell’anima con il signore.

MATRIMONIO

Secondo la religione Sikh, il legame matrimoniale è un sacramento – un’unione santa e non un contratto.

“Non sono moglie e marito coloro che soltanto si siedono vicini; invece lo sono coloro che hanno un solo e unico spirito comune in loro” (Guru Granth Sahib, p.788).

Il Sikhismo non crede nel celibato. La condizione matrimoniale e la vita di famiglia è considerata onorevole, naturale e addirittura ideale.

“Oh mio spirito, mantieni distaccato anche nella vita famigliare, se tu pratichi la verità, trattieni il tuo desiderio e fai buone opere, il tuo spirito sarà illuminato dalla grazia del Guru” (Guru Granth Sahib p.26)

Il matrimonio della coppia Sikh è solennizzato dalla circumambulazione del Guru Granth Sahib per quattro volte. Ogni volta un Shabad, è recitato dal prete Sikh che officia nella cerimonia. Il prete, quindi, raccomanda alla coppia di modellare la loro relazione coniugale sul modello prescritto in questi quattro Shabad (inni). La stessa cerimonia, senza cambiamenti, è eseguita per il nuovo matrimonio di una vedova o di un vedovo.

FESTIVITA’

I sikh celebrano i seguenti giorni festivi:

Gli anniversari di nascita e morte dei dieci Guru; il giorno dell’insediamento del sacro Granth come guida spirituale (il Guru dei Sikh); la nascita (formazione) del Khalsa, Vaisakhi; i giorni del martirio di quei Sikh che si sono distinti sacrificandosi per la loro religione o in difesa degli oppressi ed i giorni connessi con eventi importanti della storia dei Sikh.

LA VITA QUOTIDIANA DI UN SIKH

Ogni Sikh dovrebbe alzarsi la mattina prime dell’alba. Dopo aver fatto il bagno, dovrebbe meditare sul nome di Dio.

“Alzati presto e medita sul nome, si, trattieniti sul Signore notte e giorno, allora non soffrirai alcun dolore e tutte le tue preoccupazioni svaniranno” (Guru Granth Sahib, p.255).

Ogni giorno vengono recitate le seguenti composizioni:

  • Di mattina: Japji Sahib, Jaap Saihb, Tavparsad Swayie, Chaupaee Sahib ed Anand Sahib
  • La sera: Rehraas Sahib
  • Di notte, prima di coricarsi: Sohila Sahib

Si richiede ad un Sikh di andare al Gurudwara – tempio sikh – come parte della routine quotidiana.

IL GURUDWARA

Il tempio Sikh è chiamato Gurudwara (abitazione del maestro). In ognuno di essi è insediato nella sala principale, che è usata per la preghiera e per il servizio quotidiano, il volume della Sacra Scrittura Sikh, Guru Granth Sahib.

Il Gurudwara è aperto a tutti ed ognuno, indipendentemente da casta, credo, cultura o nazionalità, può visitarlo. Prima di entrare in un Gurudwara ci si devono togliere le scarpe e coprirsi la testa. Appena entrati nella sala principale, ci si avvicina al Libro Sacro e ci si inchina di fronte ad esso in segno di riverenza e quindi ognuno va a prendere il proprio posto.

Ogni Sikh, sia uomo che donna, può leggere la preghiera o compiere i servizi liturgici.

I servizi cominciano col canto degli inni con accompagnamento di strumenti musicali. In speciali occasioni il canto è intercalato da letture di poemi o altre composizioni che esaltano eventi particolari della storia Sikh. I servizi si concludono con l’Ardas (supplica) – la preghiera che invoca la benedizione di Dio per la pace, prosperità e protezione di tutta l’umanità.

Dopo le preghiere, viene letto un Shabad detto “Hukumnama”, preso dalle sacre scritture, che è una frase che indica un compito per la comunità Sikh, e poi viene distribuito alla congregazione il “Karah-Parshad”, un budino di semolino, fatto di burro, farina, zucchero ed acqua.

Presso ogni Gurudwara si innalza il “Nishan Sahib” una bandiera di color arancione con su il disegno del Khanda – la Spada a doppio taglio che simboleggia la combinazione del potere temporale e di quello spirituale nel modo di vivere Sikh. Ogni città o cittadina, è fornita di tanti Gurudwara, quanti si considera che siano loro necessari. Tutti hanno la stessa santità, anche se alcuni, oltre ad essere luoghi di preghiera, hanno anche importanza storica. I cinque Gurudwara più importanti sono conosciuti come “Takhat”, cioè troni o sedi d’autorità. Essi sono: Takhat Patna Sahib che si trova nel Bihar, Takhat Kesgarh Sahib ad Anandpur Sahib, Takhat Damdama Sahib a Talwandi-Sabo in Punjab, Takhat Hazur Sahib a Nanderd in Maharashtra e infine Akal Takhat Sahib in Amritsar, che è il più importante luogo Sikh.

Da questi Takhat, di tanto in tanto, vengono emesse ingiunzioni temporali per la guida della comunità. Tali ingiunzioni sono conosciute come Hukumnama.

Nel Sikhismo non c’è una classe sacerdotale. Tuttavia, colui che compie il servizio divino quotidiano è chiamato Granthi; color che cantano gli inni sono chiamati Ragi e il canto medesimo è detto “Kirtan”, cioè lode del signore.

SANGAT E PANGAT

I due aspetti più importanti di un Gurudwara sono il Sangat o congregazione e il Pangat ovvero cucina della comunità, conosciuto quest’ultimo anche come “Guru-ka-Langar”. Questa cucina della comunità è stabilita con lo scopo di provvedere cibo a tutti i devoti, pellegrini e visitatori o ospiti. È simbolo di eguaglianza, fraternità e cameratismo. È qui che, sia l’alto che il basso, il ricco e il povero, il colto e l’ignorante, re e straccioni, condividono tutti lo stesso cibo seduti insieme lungo la stessa fila. Questa cucina è mantenuta da un contributo comune versato da tutti i Sikh. L’istituto del Langar (cucina comune), è uno dei mezzi più efficaci per creare uguaglianza sociale in tutto il genere umano.

Concludiamo questo opuscolo con le parole della nostra preghiera quotidiana:

“Oh Dio, dacci luce, dacci la capacità di capire, in modo che possiamo sapere quello che ti piace. E possano tutti (l’umanità intera) prosperare attraverso la tua grazia.”

Waheguru, Ji Ka Khalsa, Waheguru Ji Ki Fateh (lodate il Khalsa di Dio, vittoria a Dio).

Il Sikhismo è una religione pratica, una fede di speranza ed ottimismo. I suoi ideali formano una larga parte degli elementi più progressivi dell’umanità di oggi. Mostra al genere umano come condurre una vita valida e utile nel mondo, e questo la eleva allo stato di fede del mondo universale.

VAISAKHI

Medita la parola di Dio, vivi onestamente e condividi con gli bisognosi ciò che è tuo è Sikhismo 

Tutte le religioni del mondo insegnano alle persone come vivere civilmente all’interno della società; le verità della vita; proseguire sulla retta via; aiutare i più bisognosi. L’uomo infatti dovrebbe prendere spunto dalla religione conducendo una vita tranquilla e armonica.

Purtroppo però ci sono persone che vedendo la “rinascita spirituale” delle persone che seguono la via indicata dal Signore si ingelosiscono e invece di seguire il loro esempio essi manipolano le religioni in base al proprio interesse, in modo tale che nessuno riesca ad apprendere ciò che veramente la religione vuole insegnare alle persone.

In India nel 700° secolo si praticava la religione Induista ma i vari Re di quei tempi la fecero cambiare facendola via via tramutare e sgretolare. Con conseguente risultato,  le persone cominciarono a credere nelle statue di varie divinità invece che nella parola Divina. Di seguito non furono più in grado di badare a se stessi. Andavano in cerca di persone capaci di aiutarli con conseguente schiavizzazione della popolazione. I regimenti di quei tempi ne approfittarono per ottenere un totale controllo sulla popolazione con violenze di tutti i tipi e la popolazione invece di reagire andò a ripararsi da “santi” o meglio persone, perché non erano  altro che truffatori che si mostravano come discepoli mandati sulla terra dal Signore per aiutare i bisognosi.

Nel 1469 apparve Guru Nanak Dev Ji sulla terra indiana. Fin dall’età adolescenziale si oppose a queste violenze e cercò di “risvegliare” la gente dal “sonno di coscienze” e in questo modo essi cominciarono ad avere fiducia in se stessi, smisero di credere in statue di pietre per tornare a credere nella parola Divina, aiutare i più bisognosi e vivere in pace ed armonia con tutti. Questa fu la svolta decisiva che prese il soppravvento e la gente cominciò veramente a credere nelle proprie capacità e a lottare per i propri diritti e nacque così un nuovo movimento religioso che prese il nome di Sikhismo. I vari Guru nel corso della loro vita combatterono molte guerre contro i regimenti di quei tempi, in cui si sacrificarono Guru Arjun Dev Ji e Guru Teg Bahadur Ji.

Guru Gobind Singh Ji quando ebbe la certezza che il popolo poteva autogestirsi e vivere a testa alta e camminare sulla retta via, allora, nell’aprile del 1699 radunò un’enorme massa di persone, uomini e donne e diede a loro uguali diritti, consegnò armi per combattere, Sri Sahib (pugnale sacro), Kachera (panloncini corti fino le ginocchia), Kesh (capelli, barba), Kangha (pettine sempre a portata di mano), Kara (braccialetto in ferro) e quindi questo fu l’ufficiale nascita del Sikhismo

Infine lasciò il posto al Libro Sacro, Guru Granth Sahib. I 5 beniamini sono ancora oggi amati allo stesso modo dei tempi del Guru.

I Sikh conducono la propria vita seguendo il Gurbani, ovvero ciò che sta scritto nel Libro Sacro; vivere in armonia col mondo. Tutt’ora i vari festeggiamenti vengono svolti con tutto l’amore e rispetto di sempre verso i propri Guru con apposite manifestazioni. Il compito fondamentale di un Sikh è quello di seguire la strada indicata dal Guru, quindi evitare discriminazioni di qualsiasi tipo, razziali o contro le donne, che devono avere gli stessi diritti che l’uomo ha; vivere in pace col mondo aiutando i più bisognosi e condurre così una vita degna di un “vero” Sikh.

GURBANI

Medita la parola di Dio, vivi onestamente e condividi con gli bisognosi ciò che è tuo è Sikhismo

La sacra letteratura del Sikhismo è chiamata Gurbani che significa la parola del guru – un messaggio melodico – come sancito dal Guru Granth Sahib. Nel Sikhismo, il Guru significa “La Parola” e non il corpo fisico. Dio ha rivelato il Bani attraverso il Guru ed esso lo condurrà, in definitiva alla sua fonte. Il Bani è il Guru e il Guru è il Bani. Uno che espone o spiega il Bani non è allo stesso livello di un Guru, può essere un insegnante o un semplice missionario.

Ogni composizione diversa da quelle dei Guru sono inaccettabili per i Sikh perché molte persone fanno in gran parte delle affermazioni contraddittorie nel Gurbani. Gli inni sono stati scritti in base alle diverse fasi di sviluppo spirituale. Per esempio, in un inno, Guru Nanak dice che con uno sforzo individuale, è possibile incontrare Dio, in un altro inno dice che austerità e meditazione non servono a nulla senza la Grazia del Signore. Con la comprensione e la pazienza, è possibile conciliare le cosiddette contraddizioni. In questo caso, la preghiera all’inizio è dovuta ad uno sforzo personale, ma in seguito, si può osservare che questo sforzo è assistito da Dio. Senza il suo ordine – Hukam – è impossibile per un uomo di fare qualcosa. Sforzo di per sé produce solo egoismo e frustrazione. L’umiltà è essenziale per l’ottenimento della Grazia Divina.

La lettura del Gurbani richiede concentrazione, comprensione e cuore. Il devoto deve meditare sul messaggio del Gurbani. Solo questo può aiutarlo a liberare la mente dai cattivi pensieri e purificare la sua anima. La presenza del Gurbani per la coscienza interiore è essenziale. Guru Nanak Dev Ji dice “fate una barca del sacro nome, poi con i remi della fede, attraversate l’oceano dell’illusione.” Secondo il Sikhismo, il Gurbani è la salvezza per tutti i mali e peccati dell’uomo.

Guru Arjun Dev Ji compilò l’Adi Granth, meglio conosciuto come il Granth, che contiene gli inni dei primi cinque Guru e alcuni dei Bhagats del medioevo indiano. Ha posizionato questo Granth nel tempio di Harmandar Sahib nel 1604. Questa copia venne in mano a Dhirmal, figlio del Guru Har Gobind.

Successivamente alcuni sikh ottennero con la forza la copia da Dhirmal e la presentarono a Guru Teg Bahadur, ma egli lo riconsegnò a Dhirmal. Poi Guru Gobind Singh dettò l’intero Granth a Bhai Mani Singh, ed inserì gli inni del Guru Teg Bahadur, nel 1706 a Damdama Sahib. Quando Guru Gobind Singh decise di andarsene da questo mondo, conferì il trono di Guru permanente al Guru Granth Sahib (1708).

Il Guru Granth Sahib contiene 5.894 inni. Il più grande numero di inni (2216), sono stati inseriti, scritti, dal Guru Arjun Dev. 937 inni dei quindici Bhagats e undici Bhatts le quali composizioni corrispondevano con il vangelo del Sikhismo sono anch’esse state inserite all’interno del Guru Granth Saihb. Qui l’indù, il musulmano, il Buddha, e l’intoccabile, si incontrano su un piano di parità. Dal punto di vista linguistico, è un tesoro di vecchi “dialetti hindi”. Musica costituisce la base della classificazione degli inni. Essi seguono un determinato sistema metrico. Il numero totale di Ragas  è 31 (Raga nella musica classica indiana: uno schema di note melodiche). Sotto ogni Raga i canti sono disposti così: Chaupadas, Ashapadas, poesie lunghe, Chhanda, vaar e poesie dei Bhagats. Il Guru Granth Sahib è scritto nel Gurmukhi e contiene 1430 pagine.

GATKA

la diffusione di questa arte marziale tra i Sikh ad un’epoca anteriore, ai tempi del 6° Guru, Guru Har Gobind (1595-1644), quando la popolazione Sikh minacciata di genocidio dall’Impero Mughal, assunse un carattere “guerriero”, costretta, per difendere la propria sopravvivenza a combattere utilizzando inizialmente le antiche tecniche del Kalari Payat, trasformandole via via in un nuovo e originale sistema d’armi “Il Gatka” (La Grazia).

Guru Gobind Singh fu poeta, filosofo, mistico e guerriero. Fu anche un grande riformatore sociale che riorganizzò la comunità Sikh per combinare la spiritualità con le arti marziali. Egli istituì il Khalsa(comunità dei Puri) che era costituita da veri e propri guerrieri pronti a dare la propria vita per difendere sé stessi, le proprie famiglie e la loro fede, contro gli attacchi dei musulmani.

“Tu alzerai la spada se sarai nel giusto”, disse il 10° Guru.

Il binomio Santo-Soldato caratterizzava in modo appropriato  il guerriero appartenente alla comunità Khalsa.

Guru Gobind Singh promosse lo studio delle arti marziali tra i Sikh e spronò nell’allenamento del Gatka tutti i Sikh: uomini, donne e bambini. La disciplina del Gatka venne insegnata come un vero e proprio esercizio spirituale.

La conoscenza di questa arte marziale è stata successivamente diffusa in Occidente grazie al Maestro Yogi Bhajan (1929-2004) che ne ha trasmesso tecniche e filosofia al Maestro Guru Shabad De Santis.

Oggi in India la trasmissione di questa arte marziale è strettamente collegata alla trazione Sikh, mentre in Occidente il Gatka, rappresenta anche una disciplina in grado di dare al praticante (gatker) degli strumenti che utilizzerà per raggiungere un equilibrio psico-fisico. Attraverso i movimenti e le tecniche del Gatka, l’allievo è in grado di pervenire ad un equilibrio della Mente Negativa e della Mente Positiva, favorendo così il bilanciamento della Mente Neutra.

Con la ripetizione di precisi schemi di movimento, in un determinato stato di coscienza, il discepolo può allargare il proprio spazio personale, espandere i propri confini e le proprie opportunità, in senso fisico, mentale, emotivo e sociale.

In India il Gatka nacque per combattere il “nemico fuori”, mentre in Occidente la sua pratica insegna a confrontarsi anche con il “nemico dentro di noi”, l’inconscio, che se inesplorato può divenire pericoloso, ma conosciuto, può essere gestito e divenire fonte di forza.

Lo strumento principale di questa arte marziale è la Spada, ma vengono utilizzate tutte le armi e anche le mani nude.

La Spada nel Gatka viene usata secondo il movimento del moto infinito, basato sulla forma dell’otto ripiegato. Questo movimento permette di cambiare i piani di attacco e difesa, senza mai interrompere il moto della spada. Si viene così a generare una sorta di sfera intorno al guerriero in cui esso è libero di cambiare obiettivo o funzione. In questo modo il praticante sarà anche libero di usare tutte e due le braccia, muovendosi insieme alla sfera che lo circonda e lo protegge, in tutte le direzioni del piano.

Il controllo dello spazio interno ed esterno, e l’utilizzo di tutte le armi, permette al Gatker di affrontare  più avversari contemporaneamente, creando un sistema di difesa a 360°.

Questa caratteristica del Gatka contribuì al successo di questa arte marziale nella lotta dei Sikh contro l’Impero dei Mughal.

IL VERO VOLTO DEI SIKH

Quando tutti gli altri mezzi contro la malvagità falliscono, è lecito ricorrere alle armi.”-Shri Guru Gobind Singh Ji-

Shri Guru Granth Sahib Ji ha svolto un ruolo centrale nella vita dei soldati sikh nell’esercito britannico. Un sikh veniva ammesso nell’esercito solo dopo essere stato battezzato dal Khalsa e dopo aver fatto il giuramento sul Shri Guru Granth Sahib Ji. Per tutta la vita dei soldati il libro sacro Shri Guru Granth Sahib ji ha agito come il Creatore; il Sostenitore e il Distruttore.

Dal giorno della fondazione della loro fede i Sikh sono stati imposti dai loro Guru ad affrontare l’ingiustizia sociale, come parte integrante della loro esperienza spirituale e del loro progresso. La reputazione del soldato Sikh proviene dalla creazione del Khalsa nel 1699 da Shri Guru Gobind Singh Ji.

I Khalsa non furono mai Soldati bellici o mercenari; essere un santo soldato faceva parte della loro formazione spirituale e come il difensore della libertà religiosa per tutte le fedi. Quello che il Decimo Maestro riuscì a fare fu quello di convertire, i sikh da umili contadini in guerrieri più grandi e più nobili nella storia del mondo.

Sono sepolti in undici cimiteri di guerra soldati Sikh  che erano inquadrati nell’esercito britannico. si tratta di soldati che hanno combattuto e perso la vita in Italia fral’aprile del 1944 e la fine della  guerra:

Cimitero di guerra di bari; cimitero di guerra di Salerno, Cimitero di Guerra di Napoli, cimitero di guerra di Caserta; cimitero di guerra di Minturno; Cimitero di guerra Fiume Sangro; Cimitero di guerra Fiume Moro, Cimitero di guerra di Forlì, Cimitero di guerra di Anzio; Cimitero di guerra di Cassino, Cimitero di guerra di Roma.

Secondo il Commonwealth war graves commission, sono 5727 i soldati indiani morti sul territorio italiano durante la seconda guerra mondiale. Le perdite totale tra morti, feriti e dispersi furono 312.000, e fra questi, 42.000 caduti appartenevano alle forze del Commonwealth in Italia. Gurkha, sikh e musulmani, i guerrieri tradizionale hanno una grande storia in Italia durante quel periodo terribile e doloroso della guerra.

“il ricordo del loro esempio. Ci hanno mostrato la via, hanno fatto i primi passi verso la vittoria finale”-Marshal Foch-

I Sikh hanno svolto un ruolo pionieristico nella lotta per l’indipendenza dell’India dagli inglesi. Hanno fatto sacrifici del tutto sproporzionati rispetto alla loro forza demografica (i sikh costituiscono meno del 2% della popolazione indiana).

  • 2.125 indiani uccisi nelle atrocità da parte degli inglesi, 1550 (73%) sono stati sikh.
  •  2.646 indiani deportati a vita alle isole Andamane (dove venivano esiliati criminali e politici inglesi) 2147 (80%) sono stati sikh.
  • 127 indiani inviati al patibolo,  92 (80%) sono stati sikh.
  •  A Jallianwalla Bagh (INDIA) dal 1302 uomini, donne e bambini macellati, 799 (61%) sono stati sikh.
  •  Nel Esercito di liberazione indiano, fuori dei 20.000 gradi e gli ufficiali, 12.000 (60%) sono stati sikh.
  • 121 persone giustiziate nel corso della lotta per la libertà, 73 (60%) sono stati sikh.

(Fonte: Sikhi Sewa Society)